Per Brescia e per i bresciani la scritta «Caino» riporta automaticamente al paese della Valle del Garza. Senza nessuna concreta possibilità di fraintendimento. Fuori dai nostri confini, però, il nome del paese all’ombra delle Coste di Sant’Eusebio può assumere sfumature e accezioni per noi davvero inaspettate.

È esattamente quanto accaduto ieri, come dimostra la curiosa vicenda capitata a una delegazione della parrocchia di Caino che si era recata a Roma in piazza San Pietro per assistere all’Angelus.

Per Brescia e per i bresciani la scritta «Caino» riporta automaticamente al paese della Valle del Garza. Senza nessuna concreta possibilità di fraintendimento. Fuori dai nostri confini, però, il nome del paese all’ombra delle Coste di Sant’Eusebio può assumere sfumature e accezioni per noi davvero inaspettate. È esattamente quanto accaduto ieri, come dimostra la curiosa vicenda capitata a una delegazione della parrocchia di Caino che si era recata a Roma in piazza San Pietro per assistere all’Angelus.

Con l’obiettivo di dare un segno tangibile della propria presenza in mezzo alla folla e per permettere di essere identificato anche da amici e parenti che a casa guardavano la preghiera domenicale in diretta tv, il gruppo aveva deciso di rendersi visibile. Come spesso accade tra i fedeli che entrano nell’abbraccio del colonnato, il mezzo scelto per segnare la propria presenza è stato un ampio telo bianco, sul quale tracciare a caratteri cubitali con vernice verde la scritta «Caino».

L'allarme della Gendarmeria vaticana

Tra i funzionari della Gendarmeria vaticana che sovrintendono alla sicurezza della piazza, però, evidentemente non c’era alcun esperto di toponomastica bresciana. E così - nel timore che la scritta «Caino» si riferisse invece al fratricida biblico e nascondesse quindi un intento offensivo o un qualche messaggio in codice - pochi istanti dopo aver issato il cartellone, i pellegrini cainesi sono stati raggiunti da agenti che, dopo aver chiesto loro di abbassare lo striscione, hanno chiesto spiegazioni sul significato della scritta. In tutta spontaneità i parrocchiani hanno risposto spiegando che Caino è il paese da cui provengono. A quel punto i gendarmi hanno verificato che quanto riferito corrispondesse alla verità e, dopo aver dato un’occhiata ai documenti dei pellegrini, hanno permesso che il cartellone venisse nuovamente alzato in aria.

Un curioso equivoco che la delegazione proveniente da Caino, dopo un primo momento di comprensibile agitazione, ha vissuto con il sorriso. «Del resto la gendarmeria fa il suo lavoro - commentano i cainesi - è del tutto normale che siano venuti a verificare».

L'origine del nome

C’è più di una versione in relazione a quella che è l’origine del nome Caino per il paese della Valle del Garza e nessuna di queste - al contrario di quanto qualche non bresciano potrebbe pensare - ha a che vedere con il personaggio biblico di cui si racconta nella Genesi che uccise il fratello Abele. Una delle ipotesi è di carattere geografico e si rifà al termine latino «catinum» (che significa conca). Altra possibilità - richiamata dal Vocabolario toponomastico dello Gnaga - evoca il nome di un ipotetico colono romano Cainus. Un’ultima spiegazione popolare si ricollega invece alla possibile presenza all’ingresso del paese di una locanda-osteria, tappa obbligata per i numerosi viaggiatori che affrontavano il Colle Sant’Eusebio: il dialettale Caì, insomma, come contrazione di «Ca (dèl) ’ì», ovvero Casa del vino.

Autore:

Barbara Fenotti